Disobbedienza civile o dialogo Adesso il fronte si scopre diviso
Disobbedire alla legge violandola o criticarla senza disobbedire. I sindaci di lotta e di governo contrari al decreto Sicurezza si dividono tra la trincea e il dialogo.
La fronda anti Salvini si allarga ma con sempre piรน distinguo, mentre ai ribelli arriva anche il sostegno di arcivescovi, Anpi, intellettuali e Cgil.
I piรน duri, determinati nell’intenzione di bloccare l’applicazione del decreto nella parte che vieta l’iscrizione anagrafica dei richiedenti asilo che sono in attesa della risposta della commissione, rimangono i sindaci del Sud, con in testa il primo cittadino di Palermo, Leoluca Orlando, quelli di Napoli, Luigi de Magistris, e di Reggio Calabria, il piddino Giuseppe Falcomatร . Pronti a violare la norma, sospendendone l’applicazione, in attesa di ยซapprofondimentiยป. Con il sindaco siciliano si schiera, dalle colonne di Repubblica, l’ex primo cittadino di Venezia, il filosofo Massimo Cacciari, seppur precisando che gli amministratori locali devono ยซmuoversi nell’ambito delle competenzeยป. Infatti, un conto รจ dissentire attraverso le vie legali, sul binario dei ricorsi, e un altro รจ violare apertamente le disposizioni. Non รจ questa la strada scelta a Milano da Beppe Sala, che pur contesta la norma, e dai colleghi del Pd in Lombardia come Giorgio Gori, sindaco di Bergamo. E nemmeno รจ quella di Dario Nardella che a Firenze vuole combattere la legge ยซsenza violarlaยป. ร la fronda dei prudenti, dell’opposizione sรฌ, ma per via giuridica e attraverso una mobilitazione di piazza. Al coro antisalviniano si unisce anche la voce di un governatore, quello del Piemonte, Sergio Chiamparino, mentre dal Parlamento piovono applausi dai democratici.
Critici sรฌ, ma rispettosi della legge per necessitร sono i primi cittadini del M5s, stretti tra l’insofferenza alle misure contenute nel decreto e il dovere di restare nei ranghi pentastellati, soprattutto dopo il richiamo di Luigi Di Maio che ieri ha dovuto sedare il dissenso tra i parlamentari grillini. Filippo Nogarin, sindaco di Livorno, boccia il decreto sicurezza ma si morde la lingua perchรฉ ยซle leggi si rispettanoยป. E cosรฌ anche quelli di Pomezia, Adriano Zuccalร , e di Carrara, Francesco De Pasquale, mentre le sindache di Roma e Torino restano apparentemente in silenzio ma รจ il senatore M5s Matteo Mantero a ricordare che ยซavevano giร esposto in maniera chiara e non strumentale come stanno facendo Orlando & co le problematiche che avrebbe causato questo decretoยป.
Sulla battaglia dei ribelli scende la benedizione della Chiesa: arriva quella dell’arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco, ex presidente della Cei (ยซPenso che nessuno voglia essere sovversivo, ma ci sono problemi che richiedono giudizi di coscienza. I sindaci dovranno prendere le loro decisioni, verificarle ai livelli giusti. L’obiezione di coscienza รจ un principio riconosciutoยป) e di quello di Palermo, Corrado Lorefice. Non mancano il plauso dell’Anpi alla ยซcoraggiosa decisione di Leoluca Orlando e degli altri sindaciยป, e l’appoggio della Cgil all’ยซatto dirompente animato da ragioni del tutto condivisibiliยป.
L’Anci del Veneto invece frena la disobbedienza. E ai suoi amministratori ricorda che ยซil decreto Sicurezza รจ una legge dello Stato e quindi dobbiamo osservarlaยป.
il giornale.it