“Tsunami in arrivo“: la durissima accusa di Conte alla premier

“Tsunami in arrivo“: la durissima accusa di Conte alla premier
Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, ha recentemente espresso forti critiche nei confronti della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, riguardo alla gestione delle relazioni commerciali con la Cina e alla decisione di uscire dalla Via della Seta.
Secondo Conte, questa scelta avrebbe lasciato l’Italia impreparata di fronte all’attuale crisi dei dazi che sta colpendo le imprese e i lavoratori italiani come un vero e proprio “tsunami economico”.
L’ex premier ha sottolineato che l’adesione alla Belt and Road Initiative (BRI), nota come Via della Seta, era stata concepita nel 2019 per diversificare e potenziare l’export italiano verso la Cina. Tale accordo mirava a migliorare i rapporti commerciali e a riequilibrare una bilancia commerciale tradizionalmente sfavorevole all’Italia. Tuttavia, il governo guidato da Meloni ha deciso di non rinnovare l’intesa, formalizzando l’uscita dall’accordo nel dicembre 2023.
Conte ha evidenziato che questa decisione è stata presa nonostante altri leader mondiali, come il presidente statunitense Joe Biden e il presidente francese Emmanuel Macron, abbiano recentemente rafforzato i loro rapporti con la Cina attraverso visite ufficiali e incontri con il presidente Xi Jinping. Questo, secondo Conte, dimostra l’importanza strategica di mantenere buone relazioni con Pechino.
Dal canto suo, Giorgia Meloni ha difeso la scelta di uscire dalla Via della Seta, affermando che l’accordo non aveva prodotto i risultati attesi e che altri Paesi europei, pur non aderendo alla BRI, hanno registrato performance migliori negli scambi commerciali con la Cina. La premier ha inoltre chiesto spiegazioni a Conte riguardo alle motivazioni che avevano portato l’Italia ad essere l’unico Paese del G7 ad aderire all’iniziativa cinese.
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha ribadito che la Via della Seta non è una priorità per l’Italia e che l’accordo non ha prodotto gli effetti sperati. Ha inoltre sottolineato l’importanza di mantenere buoni rapporti con la Cina, pur senza partecipare formalmente alla BRI, e ha annunciato l’intenzione di rafforzare la presenza italiana sul mercato cinese attraverso altre iniziative.
La decisione di uscire dalla Via della Seta ha suscitato diverse reazioni nel panorama politico italiano. Carlo Calenda, leader di Azione, ha definito la scelta “sacrosanta”, mentre Italia Viva ha chiesto che il ministro Tajani riferisca al Parlamento in merito alla decisione. Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera dei deputati e membro di Fratelli d’Italia, ha elogiato la mossa del governo, affermando che essa mira a preservare l’economia italiana e a proteggere le infrastrutture strategiche del Paese.
Conte, tuttavia, ha criticato aspramente la decisione, definendola un “autogol” che riporta le relazioni commerciali tra Italia e Cina all’anno zero e rischia di danneggiare le imprese e le famiglie italiane. Ha inoltre evidenziato che, secondo l’Osservatorio economico della Farnesina, nei primi nove mesi del 2023 l’export italiano verso la Cina ha registrato una crescita del 25,1%, attestandosi a quasi 15 miliardi di euro. Questo, a suo avviso, dimostra l’importanza di mantenere e potenziare i rapporti commerciali con Pechino.
La scelta del governo Meloni di uscire dalla Via della Seta solleva interrogativi sul futuro delle relazioni tra Italia e Cina e sulle strategie che verranno adottate per affrontare le sfide economiche globali. Mentre alcuni vedono in questa decisione un passo necessario per proteggere gli interessi nazionali e riallinearsi con gli alleati occidentali, altri temono che possa rappresentare un’occasione persa per l’economia italiana e un ostacolo alla diversificazione dei mercati di sbocco per le imprese italiane.
In questo contesto, sarà fondamentale monitorare l’evoluzione delle relazioni bilaterali tra Italia e Cina e valutare l’impatto delle nuove strategie commerciali adottate dal governo italiano. La capacità di mantenere un equilibrio tra la tutela degli interessi nazionali e la partecipazione attiva nel contesto economico globale sarà determinante per il futuro dell’economia italiana e per la competitività delle sue imprese sui mercati internazionali.