L’Oms vuole imporci il vaccino: “Non escludo sia obbligatorio”
Dopo le dichiarazioni passate un po’ in sordina di Arcuri eย la proposta choc di Faraone, ancheย Walter Ricciardiย sembra aprire a un’ipotetica obbligatorietร del vaccino anti Covid.
Ma il professore di Igiene dell’Universitร Cattolica e consulente scientifico del ministero della Salute, per ora, non si sbilancia troppo, il segnale che qualcosa bolle in pentola c’รจ eccome.
“Per il momento – spiega Ricciardi adย Agorร ย su Rai 3 – ho consigliato al ministro di prevedere la volontarietร per gli adulti, ma se capissimo che serve il 90-95% di copertura per ottenere l’immunitร di gregge, senza la quale ci troveremmo di fronte alla necessitร di dover bloccare la produttivitร e la mobilitร per il Paese, si potrebbe, per cause di forza maggiore, valutare anche l’obbligo”. Insomma, l’obbligatorietร per il super consulente del ministroย Roberto Speranzaย resterebbe l’ultima spiaggia, ma non sarebbe comunque da escludere. E la sensibilizzazzione dell’opinione pubblica sulla sicurezza dell’antidoto sarebbe la chiave per non ricorrere all’obbligo. “Credo che se viene adeguatamente spiegato che questo vaccino รจ sicuro e che รจ l’unico modo per tornare alla normalitร , la gente si convinca”.
E nel giorno in cui si compie un altro passo avanti nella lotta alla pandemia da coronavirus, il rappresentante italiano presso il consiglio dell’Omsย ridimensiona gli entusiasmi, isistendo sulla necessitร di certificazioni ufficiali su efficacia e sicurezza delย vaccino anti Covid. Quindi, anche di fronte agli annunci delle aziende produttrici che sbandierano percentuali record di efficacia, per il consulente del ministero non bisogna abbassare la guardia. “Dobbiamo aspettare che le aziende presentino ufficialmente i dati allโEma e alla Fda e i loro dati spero siano confermati dallโautorizzazione ufficiale. Ma – aggiunge Ricciardi su Agorร – non cโรจ dubbio che il vaccino contro il Covid sarร valutato come tutti i vaccini nel passato, in primis per sicurezza e poi per la capacitร protettivaโ.
E sulle difficoltร logistiche dellaย distribuzioneย taglia corto, passando la palla alle autoritร locali. “Le regioni sceglieranno, a seconda di dimensioni e logistica, la via migliore. Quelle piรน piccole potrebbero prevedere un unico hub e poi le strutture dove si vaccina, per quelle piรน grandi saranno di piรน. Ma lโItalia ha tutta la capacitร di fare bene questo piano di distribuzioneโ. Il nodo, sottolinea il professore, restano le garanzia sulla catena del freddo, idispensabile per almeno due dei tre principali protagonisti nella corsa al vaccino. “Dovrร essere messa in moto una grande catena distributiva, perchรฉ uno dei due vaccini – quello Pfizer – deve essere costantemente tenuto a -75 gradi dal momento della produzione alla distribuzione. Quello di AstraZeneca invece puรฒ essere conservato a una normale temperatura refrigerativa”.