Le tre domande a cui Conte non risponde

Sono tre le domande a cuiย Giuseppe Conteย non ha risposto durante la conferenza stampa di oggi in cui ha spiegatoย il Dpcm varato ieri: c’รจ stata, in questi mesi di emergenza, una “torsione della democrazia”? Come risolvere il sovraffolamento dei mezzi pubblici? Le misure introdotte ieri rappresentano un primo passo verso un nuovo lockdown?

Di fronte a questi interrogativi, il presidente del Consiglio ha agito come meglio sa fare: ha tergiversato. Ha rispolverato il linguaggio che gli รจ piรน caro – quello dell'”azzeccarbugli” – e ha detto: “Cosa significaย torsione della democrazia? Noi abbiamo fatto tutto quello che รจ necessario fare compatibilmente con la Costituzione per far fronte a una pandemia, noi abbiamo il dovere prioritario di tutelare la vita e la salute dei cittadini oltre a evitare che l’economia vada a rotoli. Le nostre misure sono nel segno dell’adeguatezzaย e dellaย proporzionalitร ”. Ma come si puรฒ parlare di adeguatezza quando, in piena epidemia, il governo faceva filtrare le anteprime delle proprie decisioni a media piรน o meno compiacenti al fine di saggiare l’umore degli italiani? Come si puรฒ parlare di adeguatezza quando, in questi mesi, Conte ha governato a suon di Dpcm? Come si puรฒ parlare di dialogo con opposizioni e regioni quando, durante una conferenza stampa, il presidente del Consiglio citรฒ l’opposizione –ย in particolare le persone di Matteo Salvini e Giorgia Meloniย – solamente per attaccarla?ย Conte: Salvini e Meloni mentono su attivazione del MesPubblica sul tuo sito

Come si puรฒ parlare di proporzionalitร  quando, ad oggi, l’unica via seguita dal governo รจ quella delle proibizioni e delle chiusure? E potremmo andare avanti a lungo, citando per esempio il caos vaccini o il non aver provveduto a realizzare – in sette mesi – un piano pandemico per gestire l’eventuale emergenza autunnale. Non una parola su questo. Solo richieste di nuoviย sacrifici.

Ma andiamo avanti. Basta lavorare in una grande cittร  – o frequentare minimamente i social – per vedere le immagini di centinaia di lavoratori che, costretti a prendere i mezzi pubblici, non rispettano il distanziamento sociale. E qui รจ necessaria una piccola digressione, come ha fatto notare il presidente del Consiglio. Non รจ piรน corretto dire “distanziamento sociale” in quanto sarebbe meglio parlare di “distanzamento personale” in quanto le regole imposte dal governo “ci hanno avvicinato e la comunitร  ora รจ piรน coesa”. Frase da Baci Perugina a parte, รจ necessario far notare che il governo, rappresentato dai tecnici che si รจ scelto, ha fatto cilecca.ย Solamente qualche giorno fa, infatti, Sergio Iavicoli del Cts ha fatto sapere che “non ci sono evidenze di una correlazione tra mezzi pubblici e coronavirus”. Un’affermazione quanto meno temeraria, che lasciava aperti non pochi interrogativi, tra cui: perchรฉ il virus colpisce al bar – dove peraltro le distanze sono maggiori – e non in metropolitana. Bene, questa affermazione รจ stata smentita dalleย parole fatte filtrare dal Cts nelle ultime ore, che ha ribadito “l’assoluta necessitร ” degli accertamenti affinchรฉ vengano rispettate le norme e le raccomandazioni “per la prevenzione degli assembramenti collegati al mancato rispetto del limite di riempimento dei mezzi di trasporto”.

E infine: ci dobbiamo preparare a un nuovo lockdown? Conte non dice nรฉ sรฌ nรฉ no. Dice solamente che รจ vuole scongiurare in tutti i modi questa eventualitร . Ma non si sa come il governo intende navigare nei prossimi mesi. I dati di oggi parlano di 5.901 (con o112.544 tamponi) nelle ultime 24 ore, 41 deceduti e 62 persone in piรน in terapia intensiva. Numeri che, per ora, non destano preoccupazione ma che necessitano di un piano strutturato e puntuale per gestire l’emergenza. Alle tre domande poste dai giornalisti Conte non ha risposto. Ha solo fornito parole vaghe e fumose. Del resto, il presidente del Consiglio da tempo non ha buoni rapporti con la stampa. Ricordiamo, a titolo di esempio, la risposta –ย in questo caso c’รจ stataย – data a Francesca Nava, giornalista di FanPage, che gli chiedeva conto dell’operato del governo a Bergamo: “Se lei un domani avrร  la responsabilitร  di governo, scriverร  i decreti”. E ancora, per citare un fatto piรน recente, ai giornalisti รจ stato richiesto, per sostare davanti a Palazzo Chigi,ย un accredito alla polizia.https://platform.twitter.com/embed/index.html?dnt=false&embedId=twitter-widget-0&frame=false&hideCard=false&hideThread=false&id=1315720680139190272&lang=en&origin=https%3A%2F%2Fwww.ilgiornale.it%2Fnews%2Fpolitica%2Ftre-domande-cui-conte-non-risponde-1896271.html&theme=light&widgetsVersion=ed20a2b%3A1601588405575&width=550px

Era il 31 gennaio quando Conte,ย ospite di Lilli Gruber, disse di fronte ai primi casi di coronavirus: “Siamo prontissimi”. I frutti di quel “siamo prontissimi” li abbiamo visti: un Paese bloccato e piรน di 35mila morti. Ora lo scenario rischia di ripetersi, contraddicendo pure Marx che diceva che la storia si ripete due volte: la prima in tragedia e la seconda in farsa. Qui la tragedia rischia di essere doppia.

il giornale.it

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