Mavi Vatan: il sogno segreto del Sultano
Incardinare le proprie scelte politiche in base a una strategia precisa e a lungo termine permeata di dottrina e dal carattere visionario non รจ una prerogativa di tutti i Paesi. Sono poche le potenze mondiali che possono realmente dirsi in grado di condurre questo tipo di scelta. Una di questa รจ la Turchia, che da quando Recep Tayyip Erdogan รจ salito al potere sembra aver intrapreso con costanza lโidea di voler riprendere il posto da cui รจ stata detronizzata dalla Prima guerra mondiale. E tra eccessi tipici di un governo autocratico e eccessi di stampo nazionalista, il leader turco sta comunque conducendo una politica estera precisa e a vocazione espansiva, fondato quasi sempre una dottrina specifica e ben strutturata.
Il primo decennio del suo โsultanatoโ รจ stato in larga parte costruito sulla profonditร strategica ideata dal suo potente ministro degli Esteri e poi primo ministro Ahmet Davutoglu, che Foreign Policy ha anche incoronato come โil cervello che sta dietro al risveglio globale della Turchiaโ. Una visione di espansione e di penetrazione della Turchia in diverse direttrici trasformandola in attore di primo piano delle contese mediorientali e permeata dal sogno neo-ottomano.
La profonditร strategica รจ rimasta anche dopo la fine del mandato di Davutoglu, ma quel polo che voleva creare tra Europa, Caucaso e Medio Oriente adesso ha una spinta diversa: non piรน dal cuore dellโAnatolia verso i suoi confini terrestri, ma dalla terra verso il mare. O meglio, verso i tre mari che circondano la Turchia โ Mediterraneo orientale, Mar Nero e Mar Egeo โ e i mari piรน distanti ma utili a mantenere le roccaforti costruite negli anni della โprofonditร โ.
La svolta ha un nome e si chiama โMavi Vatanโ, la dottrina della โPatria Bluโ. A idearla รจ stato un ammiraglio nazionalista di nome Cem Gurdeniz, e nel corso di questi ultimi anni il suo nome ha iniziato a riecheggiare nei media turchi ed europei come una costante della politica di Erdogan. Lโobiettivo รจ uno solo: controllare il mare per controllare le risorse energetiche e imporre la propria influenza. Scopo politico che ha un significato anche economico: sarร il mare, la โpatria bluโ, a sostenere i piani egemonici e di leadership di una Turchia che vuole riemergere dopo un secolo dal trattato di Losanna.
Un piano audace, folle, a tratti ricco di propaganda piรน che di reali capacitร operative. Ma le ultime mosse turche dimostrano che al netto dei problemi sorti nella realizzazione del sogno, qualcosa effettivamente sta cambiando. La Turchia ha intrapreso una campagna aggressiva verso tutto il bacino del Mediterraneo e lโimpressione รจ che da Ankara arrivi lโordine di calcare ancora la mano.
I vicini della Mezzaluna conoscono bene il problema ed รจ da tempo che assistono e reagiscono a questa deriva neo-ottomana di stampo marittimo. La Grecia continua a subire un crescente dinamismo turco con le navi da ricerca di idrocarburi battenti bandiera turca che affollano le acque dellโEgeo insieme ai mezzi militari che fanno da scorta. Cipro, dopo lโoccupazione della parte settentrionale, vede continue violazioni della propria sovranitร nella sua Zona economica esclusiva con i tentativi di Erdogan di inserirsi nei fondali marini di Nicosia. In Libia, dopo lโingresso del Sultano nello scacchiere della guerra, ora รจ arrivato il turno di Misurata come possibile nuova base navale turca nel Mediterraneo centrale. E nel frattempo, il recente annuncio del presidente della scoperta di un giacimento di gas nel Mar Nero conferma lโidea che da Ankara ci sia anche uno sguardo rivolto verso nord, alle sue coste settentrionali e a quel mare conteso tra Nato e Russia. Come se non bastasse, la Turchia in questi anni ha ottenuto attraverso lโasse con la Fratellanza Musulmana una base militare in Qatar per controllare le rotte del Golfo Persico, mentre in Somalia ormai รจ Erdogan lโunico vero leader internazionale riconosciuto dalla comunitร locale, a tal punto che anche lรฌ, a Mogadiscio, il sultano ha i suoi militari a presidiare la sua influenza.
Questa dottrina non รจ solo diplomatica, ma anche concretamente e saldamente ancorata ai risultati delle proprie forze navali. Da quando Mavi Vatan ha preso il controllo della politica turca, la Marina ha ottenuto piรน fondi e capacitร operative, contando sullโapporto di nuovi mezzi e contratti. La flotta turca ha aumentato i mezzi da sbarco per eventuali operazioni di spostamento di truppe, ha siglato lโaccordo per nuovi sottomarini di progettazione tedesca e Erdogan ha il sogno di far prendere il mare alla punta di diamante della sua patria blu: una portaerei totalmente made in Turkey. Una potenza di fuoco che aumenta di anno in anno e che vede allo stesso tempo allโattivo circa 250mila uomini e che la rendono una delle forze piรน importanti dellโAlleanza Atlantica.
Certo, non รจ semplice trasformare un Paese votato alla terra a spostarsi sullโacqua. Ed รจ altrettanto vero che oggi le partite marittime si giocano su diversi livelli, a cominciare dai porti che si controllano, alle tecnologie piรน allโavanguardia fino alle grandi questioni legate ai cavi sottomarini, fulcro del traffico dati e quindi del vero oro del nostro secolo. Ma in ogni caso quello che sta succedendo in questi anni va osservato con molta attenzione. Erdogan รจ un leader passibile di critiche, ma non dal punto di vista della concretizzazione delle proprie idee, anche a costo di inimicarsi la comunitร internazionale. I piรน recenti scontri con la Grecia al largo di Kastellorizo sono un segnale di avvertimento al pari delle mosse a Cipro e della penetrazione militare dalle coste libiche fino al Corno dโAfrica. Ma รจ sotto il profilo energetico che Ankara si gioca la sua vera partita: con il gas del Mar Nero e lโimposizione della propria agenda nellโEgeo e nel Levante, il sultano puรฒ comunque far sรฌ che il suo sogno venga sostenuto economicamente. Fino a dettare lโagenda di un Mediterraneo che appare assente da leader: a meno che gli Stati Uniti, dopo le ultime astuzie del leader turco, non decidano di porre un freno. La Francia ha fatto asse con la Grecia, ma lโimpressione รจ che tutti aspettino un segnale da Washington.
il giornale.it