Palamara, i magistrati vogliono distruggere le registrazioni per coprirsi le spalle
Questione di privacy, dicono. Ma, dietro, potrebbe nascondersi un velo di imbarazzo. Parliamo del casoย Palamara. Cose strane accadono a Perugia.
Succede che la difesa non potrร avvalersi delleย intercettazioni. Le registrazioni, sia quelle captate dal trojan che quelle tradizionali, sono ritenute “sensibili” e saranno distrutte su ordine della procura umbra. Quindi avvocati e indagati non potranno avere copia delle bobine, ma potranno solo riascoltarle in apposite stanze messe a disposizione nei tribunali. Ovviamente a queste condizioni difficilmente i consulenti di parte potranno realizzare relazioni tecniche puntuali. In piรน, se le bobine verranno distrutte, come richiesto dai pm, tutto si baserร unicamente su delle trascrizioni che risultano imperfette e incomplete. Lo spiegaย La Veritร .
Poco conta se i dati sensibili circolano da tempo sui media, in alcuni casi, prima che fossero nella disponibilitร delย Csmย e delle difese. I pm perugini hanno scritto ai difensori:ย “La delicatezza delle conversazioni non vi sfuggirร certamente”. Gli inquirenti sembrano essersene accorti ora che la bontร delle trascrizioni inizia a essere messa in discussione sui giornali. Un anno fa le stesse sbobinature erano state strumentalizzate per distruggere una corrente della magistratura, ribaltare la maggioranza al Csm, senza tra lโaltroย riuscire a inchiodareย Luca Palamaraย al reato per cui era partita lโinchiesta: la corruzione (archiviata).
Intantoย indagatiย e legali sono costretti a sobbarcarsi maratone di ascolto con la polizia giudiziaria appostati alle loro spalle per impedire registrazioni o estrapolazioni di file. Ma da dove nasce la preoccupazione che i protagonisti delle conversazioni possano fare copia degli audio che contengono le loro stesse parole come succede in buona parte dei processi? Si chiede sempreย La Veritร . Al centro della questione cโรจ ilย trojan. Quel virus che trasforma il cellulare in un microfono. A volte questo programmino ha funzionato in modo anomalo. O non ha proprio funzionato, lasciando dei vuoti rilevanti nelle trascrizioni.
Gli avvocati, ad esempio, non hanno trovato le registrazioni del pomeriggio e della sera del 9 maggio, quando ci fu la cena a cui parteciparono lโex procuratore di Roma,ย Giuseppe Pignatone, Palamara e il giudice Paola Roja con i rispettivi compagni. Durante la serata il pm sotto indagine si scostรฒ per chiamare un’amica. Quella telefonata sarebbe finita nelle bobine, confermando che il cellulare era attivo e che Palamara lo aveva portato con sรฉ. Peccato che il trojan non abbia registrato nulla.
Cโรจ poi il problema delleย trascrizioniย e della selezione delle intercettazioni. Molti gli errori riscontrati. Ieri, i difensori di Palamara, hanno diffuso un comunicato per far sapere che Lotti non pronunciรฒ mai lโormai celebre frase “si vira su Viola” in occasione dellโincontro con gli allora consiglieri del Csm allโHotel Champagne del 9 maggio del 2019.
Insomma, non ci sarebbe mai stato lโordine del parlamentare renziano di puntare suย Marcello Violaย come procuratore di Roma. Per i legali la frase effettivamente pronunciata da Lotti dopo aver ascoltato il racconto degli altri presenti a quellโincontro sarebbe stata:ย “vedo… che si arriva a Viola”. Ci troveremmo di fronte a una semplice constatazione. Eppure, quella frase finรฌ su molti quotidiani, bruciando il candidato. Forse per questo adesso i magistrati hanno deciso di non far piรน uscire i file dal tribunale. Vogliono coprirsi le spalle? Qualcosa che comunque arriva in estremo ritardo. E che potrebbe causare non pochi problemi agli avvocati difensori.
il giornale.it