Coronavirus, primo immigrato positivo in un centro di accoglienza. La bomba sanitaria pronta a esplodere
Milano, 16 mar โ Si attendeva, e alla fine รจ arrivato: cโรจย il primo positivo al coronavirus confermato in un centro di accoglienza per immigrati di Milano: il contagiato รจ ospite della struttura di via Fantoli, in zona Mecenate. Si tratterebbe diย un giovane, che non presenta sintomi gravi,ย ed รจ ora in isolamento. Stessa sorte รจ toccata ai compagni di stanza dellโinfetto. Immediata lโattivazione deiย protocolliย del caso e delle procedure di emergenza, che prevedono, come detto, lโisolamento, la sanificazione dei locali e il trasferimento di parte dei 160 residenti in una palazzina poco distante dalla struttura originaria.
Il primo caso di contagio in un centro dโaccoglienza accende lโattenzione su tutte quelle categorie โ come per lโappuntoย immigrati, senza fissa dimora, minori non accompagnatiย โ che, essendo scarsamente controllate, rappresentano a tutti gli effetti unย potenziale, preoccupante vettore di contagio. Un rischio incontrovertibile, proprio perchรฉ queste realtร sono scarsamente governate, quasi interstiziali, mentre il governo seguita a sposare lโideaย dellโafflusso incontrollato di immigratiย nonostante la catastrofica crisi sanitaria del Paese.
Del resto sono proprio le Ong che qualche giorno fa hanno lanciato lโallarme, sotto forma diย missiva alle autoritร firmata dal Coordinamento migranti di Bologna. Lo riportaย La Veritร ย in un articolo di Adriano Scianca. In essa, viene fatta luce sullโallarmante situazione del locale Centro di accoglienza straordinaria: ยซMolti di noi lavoranoย uno accanto allโaltro,ย notte e giorno, allโInterporto, dove in alcuni magazzini il lavoro รจ raddoppiato per star dietro alla grande richiesta di merci causata dal panico dellโepidemiaยป, viene spiegato ยซQuando dobbiamo riposare ritorniamo allโaffollamento dei centri di accoglienza. In via Matteiย viviamo in piรน di 200ย e dormiamo in camerate che ospitano cinque o piรน persone, spesso ancheย dieci, con letti vicini, uno sopra lโaltro. Molte di queste stanze non hanno nemmeno le finestre per cambiare lโaria. Alcuni dormono in container, anchโessi sovraffollati, anchโessi senza finestre. La situazione non รจ molto diversa in altri centri della cittร , come lo Zaccarelli e Villa Aldiniยป.
La domanda arriva proprio dai ยซi migranti e le migranti che vivono nelle strutture dellโaccoglienza della cittร di Bolognaยป firmatari della lettera, comprensibilmente preoccupati:ย ยซPerchรฉ prefettura, questura, Regione e Comune non considerano lโaffollamento dei centri di accoglienza un rischio per il contagio?ยป.ย E la risposta รจ da cercare nel caos gestionale che circonda il business dellโaccoglienza. I Cas (centri accoglienza straordinaria), nati per fare da spalla alle esigenze del sistema Sprar (diventati poi Siproimi), come dice il nome sono strutture emergenziali, per fare fronte agli ยซarrivi consistenti e ravvicinati di richiedentiยป.ย Con lโemergenza sbarchi i Cas hanno finito perย ospitare il 75% degli immigrati in Italia.ย Dati del 2018 attestano che il 68% delle strutture accoglie tra gli 80 e i 300 ospiti. Senza troppo badare a misure di sicurezza ed igiene, con lโattenzione focalizzata solo a stipare piรน gente possibile nei centri.
Un terreno fertile, anziย una culla per lo svilupparsi di epidemieย โ lโultima delle quali, potrebbe essere proprio quella che sta mettendo in ginocchio lโItalia. A ciรฒ va aggiunto che gli immigrati ospiti dei Cas sono liberi di entrare e uscire per poter svolgere le proprie attivitร lavorative, un ulteriore fattore di potenziale diffusione del virus. Del resto, sono gli stessi immigrati a primi aย non rispettare le misure di prevenzioneย del contagio stabilite dai decreti firmati da Conte,ย ammassandosi nelle piazze e nei parchiย mentre il resto dโItalia sta alla finestra e deve chiedere il permesso per far passeggiare il proprio cane. Senza contare cheย lโAfricaย โ le cui cifre relative al contagio iniziano a rendersi piรน consistenti โ รจย per gran parte priva di un sistema sanitario in grado di diagnosticareย il contagio tempestivamente, e gli sbarchi fantasma sono allโordine del giorno.
A tutte queste incognite si aggiunge il non secondario problema per cui molti degli extracomunitari che risiedono nelle cittร italianeย ora esercitano la professione di rider, consegnandoย cibo a domicilioย โ una delle attivitร piรน essenziali in un periodo diย lockdown.ย Questo imporrebbe che chi svolge quella mansione dovrebbe ricevere maggiore attenzione sanitaria al fine di verificare che non sia covid-positivo.
Cristina Gauri