L’emergenza non ferma i rom: escono per rovistare tra i rifiuti

Le regole per prevenire il contagio e la diffusione delย coronavirusย sono chiare. Le uscite vanno contingentate, bisogna cercare di stare a casa il piรน possibile, a meno che non sussistano ragioni di salute o necessitร .

Ragioni che devono essere indicate in un’autocertificazione. Lรฌ, nero su bianco, sono scandite le uniche quattro ipotesi che possono giustificare lo spostamento: comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessitร , motivi di salute o rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza. Stop. Tutto il resto sono chiacchiere, giustificazioni, furbizie che mettono a repentaglio la comunitร . “E allora come mai – si domandaย Marina, residente diย Casal Bruciato, in IV Municipio – i rom continuano a rovistare nei cassonetti? Si puรฒ considerare un’esigenza lavorativa anche quella?”.

รˆ una domanda provocatoria ma lecita. Soprattutto a Roma. La cittร  dove insistono il maggior numero di campi rom e villaggi abusivi dello Stivale. Chi li abita vive perlopiรน di espedienti. Tra questi c’รจ sicuramente il recupero di ferro, rame e scarti dai cassonetti dell’immondizia. Un comportamento espressamente vietato dal regolamento di polizia urbana, che l’amministrazione capitolina cerca ormai da anni di contrastare senza successo. Non sono servite le sanzioni (mai pagate) e neppure l’individuazione di percorsi che portassero alla regolarizzazione dei riciclatori di metalli. Insomma, si tratta di un malandazzo radicato e diffuso, che neanche l’emergenza sanitaria รจ riuscita a scalfire.

“Le strade sono deserte, le saracinesche abbassate, in giro si vedono solo rom che frugano nei cassonetti”, ci racconta Marina, che dalla sua finestra sorveglia il quartiere. La finestra รจ il suo orizzonte di libertร  in queste strane giornate in cui bisogna rimanere a casa e aspettare. “Mi affaccio spesso – spiega – per prendere una boccata d’aria e per guardare che succede”. Ed รจ proprio durante i momenti passati ad osservare che si รจ accorta del viavai dei nomadi con al seguito l’ormai iconico carrello. “Sempre alla stessa ora, ogni mattina, proprio come se nulla fosse, mentre noi siamo costretti a rimanere rinchiusi a casa”. “Non indossano neppure la mascherina”, aggiunge con un pizzico di ironia. Ma da ridere c’รจ ben poco. Marina torna subito seria e si sfoga: “Siamo stanchi della logica dei due pesi e delle due misure, le regole devono valere per tutti, a maggior ragione in un momento delicato come questo”.

Una situazione simile ce la descrive ancheย Marco. Il suo angolo di visuale perรฒ รจ ben piรน largo. Non รจ un affaccio su una via, ma su un’intera periferia: quella a sud della Capitale. Di professione fa l’autista e ogni giorno attraversa in lungo e in largo il X Municipio. “Ne vedo ancora tantissimi a rovistare, intere famiglie”, ci racconta. “Soprattutto adย Ostia Nuovaย e ad Acilia, nelle zone piรน disastrate, dove la raccolta dei rifiuti รจ carente e dove ci sono accampamenti abusivi nelle vicinanze”. “La sensazione – aggiunge – รจ che nonostante l’emergenza sanitaria le istituzioni continuino a chiudere un occhio”. “Bisognerebbe togliere i secchioni e rafforzare il porta a porta, perchรฉ altrimenti non c’รจ modo di uscirne”, propone. Un obiettivo strategico per l’amministrazione pentastellata, che ha fatto di ecologia e riciclo una bandiera. Se non ora, allora, quando?

il giornale.it

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