I migranti assediano i residenti: adesso la Grecia rischia il caos
Alta tensione e consapevolezza che, forse, il peggio non รจ ancora arrivato: sono questi i principali elementi che negli ultimi giorni sono emersi dallโisola diย Lesbo, soprannominata laย “Lampedusa greca”.
Si tratta infatti del primo punto di approdo dei migranti provenienti dallaย Turchia, nonchรฉ centro in cui il governo di Atene trattiene coloro che sbarcano e che presentano domanda di asilo. La situazione sembra degenerare giorno dopo giorno e se n’รจ avuta una dimostrazione tra martedรฌ, quando a Lesboย decine di migranti sono scesi in strada per protestareย per chiedere di essere trasferiti da altre parti.
La manifestazione, solo in parte autorizzata, รจ partita dal campo profughi diย Moria. Qui, come da mesi denunciano le autoritร locali, in una struttura in cui potrebbero essere ospitate al massimo tremila persone, al momento ne sono presenti piรน di ventimila.
La protesta dei migranti รจ degenerata pesantemente: alcuni di loro hanno provato a raggiungere il paese di Lesbo, testimoni raccontano di lanci di pietre contro laย poliziaย e slogan contro gli abitanti locali. Da Atene erano giร arrivati alcuni reparti antisommossa, altri ne sono stati inviati nei giorni successivi. Per diverse ore, barricate lungo le strade e sassaiole contro le forze dell’ordine hanno costituito lo scenario in cui รจ andata avanti la quotidianitร nella parte dell’isola vicina al campo profughi.
Il governatore delle isole del mar Egeo settentrionale,ย Konstantinos Moutzouris, ha chiesto al governo greco di dichiarare loย stato dโemergenza. Questo perchรฉ, secondo lo stesso governatore, quanto avvenuto martedรฌ potrebbe rappresentare solo unโanticipazione di quello che potrebbe accadere nei prossimi mesi.
I numeri forniti da Konstantinos Moutzouris appaiono del resto allarmanti: attualmente, nei campi delle isole dellโEgeo sono presenti 42mila migranti partiti dalla Turchia, distribuiti soprattutto traย Lesbo,ย Chiosย eย Samos. Il vero problema al momento, รจ che il flusso appare inarrestabile: giorno dopo giorno, diversi barconi giungono sulle isole greche ingolfando ulteriormente la macchina dei soccorsi e dellโaccoglienza.
Del resto, comโรจ noto, la Grecia รจ giร alle prese con le conseguenze della crisi economica che si trascina dal 2010 ed Atene non รจ in grado di sobbarcarsi lโonere del flusso migratorio riguardante il Mediterraneo orientale. Il premierย Kyriakos Mitsotakis, allโindomani del suo insediamento a luglio, ha promesso un giro di vite volto ad accelerare le procedure per le richieste dโasilo in modo da iniziare a rendere meno pesante la pressione sulle isole. In particolare, tra respingimenti e trasferimenti nella Grecia continentale, si era calcolata la fuoriuscita da Lesbo e dalle zone vicine di almeno 25mila migranti. I continui arrivi, inarrestabili da questa estate dopo un periodo di relativa quiete, stanno impedendo la piena realizzazione del piano voluto dal governo.
Per adesso, il governo greco ha deciso di non dichiarare lo stato d’emergenza. Tuttavia, in parlamento nella giornata di ieri รจ stato votato un decreto che introduce alcune strette per leย Ongย impegnate nel mar Egeo. In particolare, tutte le organizzazioni adesso sono tenute ad avere un registro dei dipendenti ed a rendere maggiormente trasparente il proprio operato.
La questione ovviamente รจ anche politica. La Grecia, come si sa,ย รจ ai ferri corti in questi mesi con la Turchiaย per via di tanti dossier aperti: dalle rivendicazioni di Ankara sul gas cipriota al memorandum turco โ libico firmato a novembre che, tra le altre cose, prevede nuove Zee in grado di tagliare fuori Atene dalle rotte commerciali del Mediterraneo orientale. Il fatto che i migranti arrivino dalla Turchia, dimostra come probabilmente le autoritร del paese anatolico abbiano iniziato a chiudere un occhio sul traffico di esseri umani che ha base lungo le proprie coste.
Del resto,ย Recep Tayyip Erdoganย non ha mai fatto mistero della volontร di usare i flussi migratori comeย armaย per minacciare non solo la Grecia ma lโinteraย Europa. La Turchia ha al suo interno almeno 3.6 milioni di profughi siriani, per trattenere tutti allโinterno del paese lโUnione Europea ha stretto nel 2016 un accordo con Ankara da tre miliardi di Euro allโanno.
Questo fa sรฌ che il vecchio continente rimanga sotto il costante ricatto di Erdogan, il quale giร da qualche mese, proprio in relazione alla vicenda degli idrocarburi ed alle critiche europee della sua missione anti curda in Siria, ha mostrato insofferenza verso Bruxelles. Ed i flussi migratori che attanagliano la Grecia attualmente, potrebbero rappresentare solo una prima dimostrazione delle possibilitร in mano al presidente turco di destabilizzare ulteriormente la situazione.
il giornale.it