Ong, affari da un miliardo. E dallo Stato incassano 210 milioni ogni anno
Se politici, attori e rockstar sono tra i maggiori finanziatori delle Ong d’oltralpe quelle nazionali hanno un benefattore d’eccezione: l’erario pubblico.
Lo Stato versa nelle casse di queste realtร circa 210 milioni ogni anno. E giร . Ben il 35% degli addendi ripartito nel 60% delle entrate complessive – arrivano nelle casse delle Organizzazioni non governative direttamente dal ministero degli Esteri e dall’Aics, l’Agenzia pubblica della cooperazione. Cifra non da poco visto che visto che l’introito pressochรฉ cumulativo delle Ong italiane sfiora il miliardo (943.716.087euro).
Una somma che, molto probabilmente, รจ destinata a salire perchรฉ il conteggio complessivo del 2018 non รจ stato ancora completato. Senza contare che a questi soldi, proprio a dicembre, sono stati aggiunti altri 20 milioni erogati dal ministero dell’Interno, che ha messo in piedi un’iniziativa senza precedenti, improvvisandosi donatore della cooperazione internazionale e occupandosi direttamente anche delle proposte progettuali da finanziare. Certo che modulare tutto il compendio di risorse, sulla base di alcune regolamentazioni e dettati, non sarebbe una pessima idea. E il codice di condotta ne uscirebbe rafforzato. Ma tant’รจ. Forse perรฒ organizzazioni nazionali prediligono un altro genere di dettati, quelli europei, piรน sbottonati e compiacenti.
La stessa Ue eroga un altrettanto 35% mentre, quasi il 20% arriva dagli enti territoriali attraverso la cooperazione decentrata e il restante 10% da agenzie delle Nazioni Unite e altre realtร internazionali. In quest’ultima porzione rientrano i fondi privati, oltre a quelli derivanti dalle donazioni individuali, il cosiddetto canale fiscale del 5ร1000, la partnership con le aziende e non ultimo, dall’azione filantropica di alcune fondazioni e realtร religiose.
In questo coacervo di dati e percentuali viene fuori che l’anno finanziario appena trascorso, ossia il 2018, ha visto crescere di ben 72 milioni di euro i bilanci delle 15 piรน grandi Ong italiane (pari a un 11%). Di contro invece si arresta la grande corsa verso l’alto delle big internazionali. In aumento, ma piรน contenuto degli scorsi anni, Save the Children e Medici senza frontiere, nonostante il coinvolgimento diretto nelle attivitร di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo. Invece le flessioni piรน importanti riguardano Cesvi, Emergency e Cies, che recupererร la perdita con i finanziamenti ministeriali dovuti alle campagne sui rimpatri volontari assistiti.
Flessioni minimali a parte, il compendio di numeri e risorse dimostra che il grido d’allarme lanciato dal mondo no profit in concomitanza a Matteo Salvini ministro รจ stato un lamento efficace a catturare l’attenzione e qualche soldo in piรน. ร palesemente vero che la continuitร degli investimenti pubblici non รจ stata danneggiata. In pratica le Ong hanno messo le mani avanti soprattutto sul rinnovo delle assunzioni che avrebbero potuto garantire, gridando ยซal lupo (Salvini), al lupo (Salvini)ยป, sull’onda delle lamentazioni di coop e onlus impegnate nel business dell’accoglienza. Cosรฌ facendo l’intero settore รจ riuscito a mobilitare un maggiore interesse che ha fatto crescere gli introiti di buona parte delle organizzazioni e di conseguenza anche il numero di risorse umane impiegate: oltre 3mila in Italia, addirittura 20mila per le Ong di estrazione internazionale.
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