La favola triste di quelli che stanno (ancora) al governo. Mattarella deve chiudere questa storia

Cโ€™era una volta un governo. Guidava un paese importante come lโ€™Italia.ย In poco piรน di due mesi riuscรฌ a compiere un autentico disastro. Era il secondo governo Conte, che aveva portato alla ribalta nuovi ministri alla precisa condizione che avessero perso tutte le elezioni da un anno e mezzo a questa parte. Li aveva assecondati il principe maggiore, asserragliato al Quirinale, sordo alle invocazioni popolari. Mai nessuno avrebbe potuto immaginare tanta incapacitร  in quasi novanta giorni di vita dellโ€™esecutivo.

Si imbrogliavano a vicenda. Arrivando al punto di nascondersi le carte tra di loro, come avvenne in Europa colย SalvaStati.ย Era lโ€™Italia, come al solito, a donareย sangue agli altri. Ma lโ€™omino di palazzo Chigi non lo disse ai suoi partner e costoro si arrabbiarono. Finรฌ con la promessa di riferire in Parlamento su quello che era riuscito a manomettere con la complicitร  di Angela Merkel.

La favola triste del governo Conte

Fu lite, in quel tempo, anche sulla giustizia, perchรฉ non si mettevano dโ€™accordo su quanto civili dovessero essere i tempi di un processo. I tonni a Cinquestelle agli ordini di Di Maio lo pretendevano infinito, le sardine rosse lo sognavano senza sbarre. Il teorema era sempre lo stesso: salvare i nostri, menare il nemico. Ma โ€œnostriโ€ e โ€œnemicoโ€ governavano assieme. Missione impossibile.

Dovevano accordarsi almeno sui conti dello Stato, ma cucito lโ€™abito, corsero ognuno dal proprio sarto per farlo cambiare integralmente a suon di emendamenti. La chiamavano manovra, che non piacque neppure a Bruxelles, nonostante le accorate professioni di fede allโ€™Europa. Elmetto in testa, deputati e senatori schierati a testuggine, a preparare, votare, inghiottire nuove tasse.

Arrivava, tornava, la sinistra al potere e anzichรฉ esultare gli operai di Taranto piangevano perchรฉ la loro fabbrica chiudeva i battenti. I proprietari non gradivano essere arrestati e rendevano pan per focaccia arrestando direttamente il colosso italiano dellโ€™acciaio.

Sognando lโ€™invasione dallโ€™Africa

Un bel giorno, in quel di Bologna, si elevรฒ lโ€™allarme del governatore. Quello del Lazio, non dellโ€™Emilia Romagna, che diventato segretario del Pd non trovรฒ di meglio che invocare lโ€™invasione dallโ€™Africa.ย Piรน ius soli, piรน ius culturae. Geniale Zingaretti, e in fondo era lโ€™applicazione di un teorema: perdere ancora consensi per restare al governo in un paese che sembrava aver vietato le elezioni.

Conte voleva scappare dallโ€™altra parte del mondoย e non trovava in aeroporto neanche un velivolo Alitalia. Se lโ€™erano giร  pappata.

Allโ€™angolo della strada, lโ€™ex ministro della Difesa,ย Elisabetta Trenta, dava sfoggio di umanitร  singhiozzando ininterrottamenteย per la brusca eliminazione del diritto alla casa altrui. Nel frattempo si muoveva la magistratura. Ma ad essere preso di petto era chiunque si chiamasse Matteo. Per non sbagliare, indagini contro Salvini per i porti chiusi e contro Renzi per le casse (del partito) aperte.

Eโ€™ lโ€™Italia che vive una favola triste. Con il suo trust di scienziati della politica che distrugge tutto pretendendo di governare. E combinano solamente guai che sarร  complicato risolvere. Sogniamo una fuga di cervelli allโ€™estero da parte di costoro. Governano litigando e il popolo italiano non merita una simile classe dirigente.

Non cโ€™รจ giorno vissuto in santa pace. Non ne possiamo piรน, signor presidente della Repubblica.ย Lo scrivemmo giร  un mese fa. Ora siamo al gioco delle tre carte. Ne prenda definitivamente atto e chiuda questa triste storia.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarร  pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.