Nassiriya, lezione del generale a chi sbeffeggia i nostri martiri

Egregio Padre Zanotelli, nellโ€™inchinarmi davanti al Suo percorso di vita ed al Suo vissuto, ritengo offrirLe alcuni spunti di riflessione in merito allโ€™attentato di Nassiriya.

Premetto che sono cresciuto con le Suore dโ€™Ivrea e che i miei figli sono cresciuti, anche loro, con le Suore della Divina Provvidenza e di San Giuseppe del Caburlotto. Ho tre figli ed ho il dovere di poterLi guardare in faccia ogni giorno!

โ€œLa presenza militare italiana non deve piรน esserci, non possiamo piรน stare in un Paese che abbiamo contribuito a distruggere. Diverso รจ il discorso relativo alla presenza civile italiana, di assistenza alla popolazione“.

Mi preme qui sottolineare, tralasciando il contesto generale, la posizione dellโ€™Italia che, pur avendo supportato la Coalizione sin dallโ€™inizio dal punto di visto politico e strategico, ha intrapreso allโ€™epoca la via della โ€œNeutralitร  qualificata o non belligeranzaโ€ nei termini esplicitati durante la riunione del Consiglio Supremo di Difesa del 19 Marzo del 2003. Lโ€™Operazione โ€œAntica Babiloniaโ€ ebbe inizio il 15 Luglio del 2003 in base alle Risoluzioni 1483 del 22 Maggio del 2003 e 1511 del 16 Ottobre del 2003. Il piano operativo di emergenza dellโ€™intervento nazionale prevedeva una Task Force Interministeriale al fine di โ€œconcorrere, con gli altri Paesi della coalizione, a garantire quella cornice di sicurezza essenziale per un aiuto effettivo e serio al popolo iracheno e contribuire con capacitร  specifiche alle attivitร  dโ€™intervento piรน urgente nel ripristino delle infrastrutture e dei servizi essenzialiโ€.

Questa รจ la Storia egregio Padre: lโ€™Italia non ha mai contribuito a distruggere un Paese quale lโ€™Iraq cui ci unisce un vincolo ancestrale che risale alla notte dei tempi. E da sempre รจ stata prevista la presenza di una componente civile, e non solo, per lโ€™assistenza alla popolazione! Non solo, il Decreto Legislativo numero 165 del 10 Luglio del 2003 prevedeva lโ€™intervento a favore del popolo iracheno nei settori sanitario, infrastrutturale, scolastico e culturale. Per capire e sintetizzare il livello e la magnitudo dellโ€™impegno nazionale nella ricostruzione basti ricordare che lโ€™unico Dicastero nella CPA diretto da un non Americano era quello della Cultura a guida Italiana. Anche questa รจ storia!

โ€œLโ€™Iraq รจ stato distrutto da una Guerra completamente ingiusta, tutta costruita sulle menzogne dellโ€™Occidente, contro cui una delle poche voci che si sollevรฒ allora fu quella di Papa Giovanni Paolo IIโ€.

La US Senate Select Committee on Intelligence nel 2008 affermava che โ€œ…sfortunatamente la nostra commissione ha concluso che lโ€™Amministrazione ha avanzato affermazioni non supportate dallโ€™intelligenceโ€. In merito poi alla posizione della Chiesa e del Santo Padre Giovanni Paolo II non staโ€™ a me esprimermi. Nel mio piccolo non posso non sottolineare la lungimirante visione del Santo Padre tesa alla realizzazione di un delicato sistema di equilibri, anche giuridici, volti a perseguire la riconciliazione tra i fedeli delle tre religioni abramitiche e Lei sa quanto ce nโ€™era e quanto ce ne รจ bisogno! In questo senso la Santa Sede appariva percorrere un itinerario teso alla modernizzazione dei sistemi politici medio orientali partendo dai principi propri della cultura arabo โ€“ musulmana da coniugare con il rispetto della democrazia piuttosto che col principio di laicitร , apparentemente estraneo alla storia e cultura di quei popoli. La via della riconciliazione seguita dalla Santa Sede infatti teneva anche conto della diversa geografia religiosa che si era andata determinando nellโ€™Europa cristiana e nel Medio Oriente/Nord Africa musulmano e si prometteva di percorrere parallelamente le strade dellโ€™integrazione delle comunitร  musulmane nelle societร  europee attraverso un processo rispettoso delle radici cristiane dellโ€™Europa ed aperto ai valori sociali dellโ€™Islam. Questo sforzo perรฒ ha dovuto confrontarsi con la crescita del radicalismo islamico e con lโ€™affermarsi del terrorismo di matrice islamica che avevano finito col conferire un colore marcatamente religioso sia alla resistenza palestinese nellโ€™area sia alle azioni dei gruppi terroristici che facevano parte di al โ€“ Qaida. Si andava affermando cioรจ lโ€™idea della religione quale fattore di divisione e conflitto piuttosto che di elemento di riconciliazione ed integrazione. Il grido di dolore del Santo
Padre peraltro non rimase isolato: 36 milioni di persone hanno preso parte, in circa 3.000 eventi intorno al globo, alle proteste contro lโ€™invasione dellโ€™Iraq tra il 3 Gennaio ed il 12 Aprile 2003. Tale movimento ebbe il merito di contrastare lโ€™idea dello โ€œscontro tra civiltร โ€ o tra Religioni.

Per questo la Santa Sede, nel caso dellโ€™Iraq, ha parlato di โ€œcrimine contro la paceโ€ nel tentativo di indirizzare la leadership egemonica statunitense in un preciso sistema di diritto internazionale garantito dalle Nazioni Unite e fondato su strumenti giuridici dotati di efficienti meccanismi di prevenzione, di monitoraggio e di repressione dei reati senza rinunciare ai principi di uno stato di diritto e senza ricorrere alla legge del piรน forte. In questo senso, la politica della Santa Sede ha sotteso la convinzione che il nuovo ordine mondiale non dovesse ridursi allโ€™egemonia statunitense ma potesse garantire con precise disposizioni giuridiche il coinvolgimento dellโ€™intera comunitร  delle Nazioni evitando pericolose identificazioni (Chiesa Cattolica ed Occidente, Santa Sede e Coalizione guidata dagli Stati Uniti) che hanno portato a parlare di scontro tra civiltร  o, peggio ancora, tra religioni come delineato da Huntington nel suo libro โ€œClash of Civilizationsโ€.

“Anche i militari vittime dell’attentato a Nassiriya non andrebbero definiti ‘martiri’, in quanto noi eravamo lรฌ per difendere con le armi il nostro petrolio. Guardiamoci in faccia e diciamoci queste cose, anche se purtroppo in Italia sembra impossibile dirlo e costa una valanga di insulti… ma รจ questa la cruda veritร โ€.

Quanto al martirio dei nostri caduti Lei, da Padre, dovrebbe avere gli strumenti per delinearne e configurarne lโ€™animo. Quanto a me, Le affido il testo dellโ€™Omelia ai funerali di stato: “.. a Dio nostro .. gli affidiamo uno per uno questi nostri morti e le loro famiglie, ciascuno dei feriti, tutti gli italiani, militari e civili, che sono in Iraq e in altri Paesi per compiere una grande e nobile missione … E questa รจ anche la piรน forte e sincera consolazione per le loro spose, figli, genitori, per i loro compagni d’armi, per tutti quelli che hanno loro voluto beneโ€ฆ Mentre affidiamo alla misericordia di Dio le anime dei nostri fratelli caduti a Nassiriya, confermiamo e rinnoviamo il sincero proposito di essere degni della grande ereditร  che essi ci hanno lasciato. Voglia il Signore dare al nostro Paese e alle sue istituzioni efficace e duratura determinazione di non dimenticarli e di non lasciarli soliโ€.

Padre, La imploro: il 18 Novembre prossimo non tolga la consolazione alle loro spose, figli, genitori, compagni d’armi, e a tutti quelli che hanno loro voluto bene! Morirebbero unโ€™altra volta e questa volta sarebbe Caino a calare il fendente!

Gen. D. (AUS) Salvatore Antonio Polimeno

il giornale.it

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