Bija imbarazza il governo: “Ero in Italia con visto regolare”

Per il momento dellโ€™intervista รจ stata fornita solo una breve anticipazione, pochi secondi che sono bastati perรฒ per avere nuovi spunti di riflessione sul caso Bija, il trafficante libico presente in Italia nel maggio 2017.

Lโ€™intervista in questione, che ha come protagonista proprio Abdou Rahman, ovvero Bija, รจ stata realizzata da Francesca Mannocchi per la trasmissione di La7 โ€œPropaganda Liveโ€ ed andrร  in onda questa sera.

I venti secondi di anticipazione, hanno dato spunti molto interessanti. In primo luogo, Bija รจ apparso con tanto di divisa addosso: il soggetto protagonista dellโ€™intervista, risponde alle domande della giornalista italiana sfoggiando i gradi della Guardia Costiera libica.

Per capire come mai questo dettaglio non รจ affatto secondario, occorre per un attimo ricostruire la vicenda di Bija. Il suo nome giร  dal 2015 โ€“ 2016 risulta agli onori della cronaca in riferimento allโ€™organizzazione della tratta di esseri umani dalla Libia.

Lui, nativo di Zawiyaha iniziato a combattere contro Gheddafi nel 2011 ed in quellโ€™occasione, oltre a prendere il nome di battaglia di Bija, si รจ ferito alla mano destra con menomazioni che ancora oggi lo rendono per questo motivo ben riconoscibile. Dopo la caduta del rais, รจ riuscito ad entrare allโ€™interno delle Petroleum Facilities Guard (le milizie addette alla sicurezza dei campi petroliferi) grazie alla parentela con Mohamed Khushlaf. Questโ€™ultimo รจ uno dei piรน potenti della tribรน degli Abu Hamyra, la stessa della cittร  di Zawiya a cui appartiene Bija.

Da qui, come ha sottolineato Nancy Porsia in un reportage pubblicato anche su Panorama nel dicembre 2016, il nome di Bija poi รจ riemerso in piรน occasioni legato al traffico di esseri umani ed alle partenze di migranti dalla Libia.

Poi perรฒ, come รจ stato scoperto ad inizio ottobre in un reportage di Nello Scavo, giornalista di Avvenire, le sue tracce conducono in Italia: lโ€™11 maggio 2017, Bija ha partecipato ad una riunione con funzionari italiani allโ€™interno del Cara di Mineo. Entrato nel nostro paese con regolare visto, Abdou Raman era allโ€™interno della delegazione libica in Italia in veste di rappresentante della Guardia Costiera del suo paese.

E qui si torna al dettaglio accennato ad inizio articolo: per provare a togliere ogni imbarazzo, fonti del governo libico di Fayez Al Sarraj hanno dichiarato nelle scorse settimane che Bija non era piรน in servizio. Ed invece, il soggetto protagonista di questa vicenda si รจ presentato dinnanzi allโ€™intervistatrice di La7 in divisa.

Lui stesso ha voluto ribadire di lavorare, come del resto ha fatto in occasione di unโ€™intervista rilasciata allo stesso Nello Scavo, per il suo paese e che tutto il resto rappresenta invece solo un insieme di bugie.

Nei secondi di anteprima dellโ€™intervista poi, si nota come Bija provi a smentire la versione fornita dal governo italiano appena pochi giorni fa. Rispondendo ad unโ€™interrogazione in commissione affari costituzionali, il sottosegretario allโ€™interno Achille Variati ha affermato che la concessione del visto da parte delle autoritร  italiane รจ avvenuta per via di false generalitร  fornite dallo stesso Bija.

โ€œSono partito con visto regolare โ€“ ha dichiarato Bija allโ€™intervistatrice di Propaganda Live โ€“ Ho fatto lโ€™intervista allโ€™ambasciata italiana, presso lโ€™ufficio di rappresentanza alla torre di Tripoli, dodicesimo piano, sono andato ed ho fatto la richiesta del visto, mi hanno fotografato e tutti sapevano che Abdou Rahman sarebbe andato in Italiaโ€.

Altri dettagli dunque, altre incongruenze per una storia che, alla vigilia della scadenza il prossimo 2 novembre dellโ€™accordo tra Italia e Libia, valevole soprattutto ai fini della collaborazione con la Guardia Costiera libica, ha creato imbarazzi in entrambe le sponde del Mediterraneo. Ed al momento, tra le altre cose, ha prodotto anche la messa sotto tutela del giornalista Nello Scavo, il quale ha ricevuto minacce per via del suo reportage.

il giornale.it

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