SINDACATI SPA: ECCO I BILANCI MILIONARI DELLA PEGGIO CASTA. COME UNA MULTINAZIONALE SENZA AVER MAI LAVORATO UN SOLO GIORNO
Per Susanna Camusso รจ quasi unโossessione. Da quando si รจ insediata al vertice della Cgil (il 3 novembre 2010) si รจ arrampicata 67 volte su palchi di ogni ordine e grado per invocare trasparenza.
La leader del piรน grande sindacato italiano se ne รจ poi perรฒ puntualmente dimenticata man mano si avvicinava la fine dellโanno e il momento per la Cgil di fare due conti sui contributi degli iscritti rastrellati nei dodici mesi.
Sรฌ, perchรฉ il sindacato di corso dโItalia, che non รจ tenuto a farlo per legge, si guarda bene dal pubblicare un bilancio consolidato: come del resto i cugini di Cisl e Uil, si limita a mettere insieme in poche paginette i numeri che riguardano la sola attivitร del quartier generale romano. Spiccioli, rispetto al vero giro di soldi delle confederazioni, che negli anni si sono trasformate in apparati capaci di lucrare pure su cassintegrati e lavoratori socialmente utili (nellโultimo anno lโInps ha versato a Cgil, Cisl e Uil 59,4 milioni di trattenute su ammortizzatori sociali).
Ai primi di novembre 2014 ha mollato di colpo il suo incarico il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni: nel palazzo circolava un dossier dove si documentava lโimpennata del suo stipendio dai 79 mila euro precedenti la nomina ai 336 mila del 2011. E questโestate una mail di un dirigente della Cisl ha alzato il velo sulla retribuzione dโoro di alcuni suoi colleghi capaci di mettere il cappello su piรน incarichi: il presidente del patronato Inas-Cisl, Antonino Sorgi, per esempio, nel 2014 ha portato a casa 77.969 euro di pensione, piรน 100.123 per lโInas e altri 77.957 per lโInas immobiliare.
I soldi dunque li hanno. Ma sapere quanti รจ quasi impossibile. I veri bilanci dei sindacati sono uno dei segreti meglio custoditi del Paese. Loro si rifiutano di fornire dati esaustivi. E chi conosce le cifre preferisce non esporsi. Cosรฌ, almeno su alcuni capitoli, bisogna andare per approssimazione. Vediamo.
IL TESORETTO DEI TESSERATI
Lo zoccolo duro delle finanze sindacali รจ la tessera, che ogni iscritto paga con una piccola quota dello stipendio di base (o della pensione). Nei bilanci delle tre confederazioni sono indicati complessivamente 68 milioni 622 mila 445 euro e 89 centesimi. Ma รจ una presa in giro bella e buona. Si tratta infatti solo delle quote trattenute dalle holding. Per avvicinarsi alla cifra vera bisogna seguire un altro percorso. Cgil, Cisl e Uil dichiarano di rappresentare tutte insieme 11 milioni 784 mila e 662 teste (che scendono in picchiata quando รจ il momento di versare i contributi alla Confรฉdรฉration Europรฉenne des Syndicats, dove si paga un tanto per iscritto). I sindacati chiedono per lโiscrizione lo 0,80 per cento della retribuzione annua ai lavoratori attivi e la metร ai pensionati.
Conoscendo la ripartizione degli iscritti tra le due categorie, gli stipendi medi dei dipendenti italiani (25.858 euro lordi, secondo lโIstat) e le pensioni medie (16.314 euro lordi, per lโIstat), รจ dunque possibile fare il conto. La Cgil dovrebbe incassare 741 milioni di euro e rotti (loro ammettono poco piรน della metร : 425 milioni). Alla Cisl si arriverebbe a 608 milioni (in via Po parlano di 80 milioni circa). E la Uil intascherebbe 315 milioni (in via Lucullo ridimensionano a un centinaio di milioni).
Solo le tessere garantirebbero dunque quasi 1,7 miliardi. Ora: รจ possibile che i calcoli de โlโEspressoโ siano approssimati per eccesso, se si considerano il mix degli iscritti (full-time, part-time, stagionali); la durata del versamento, non sempre ininterrotto; lโincidenza di eventuali periodi di cassa integrazione. Ma una cosa รจ certa: il tesoretto delle tessere non vale solo i circa 600 milioni e spicci che dicono Cgil, Cisl e Uil. Secondo quanto โlโEspressoโ รจ in grado di rivelare, infatti, nellโultimo anno solo lโInps ha trattenuto dalle pensioni erogate, e girato a Cgil, Cisl e Uil, 260 milioni per il pagamento della tessera sindacale. Una cifra alla quale va sommata la quota-parte di competenza delle confederazioni sui 266 milioni che lโInps incassa da artigiani e commercianti e poi trasferisce alle organizzazioni dei lavoratori per la tassa di iscrizione. Giร con queste voci si arriva vicino alla somma totale ammessa da Cgil, Cisl e Uil. I conti dunque non tornano.
Fin qua abbiamo comunque parlato di soldi di privati e quindi di affari dei sindacati e di chi decide di finanziarli (anche se Cgil, Cisl e Uil non sempre giocano pulito: una serie di meccanismi impone a chi straccia la tessera di continuare a versare a lungo il suo obolo). Poi cโรจ, perรฒ, tutto il capitolo dei quattrini pubblici, dove la trasparenza non dovrebbe essere un optional. In prima fila si trovano i Caf, i centri di assistenza fiscale che aiutano i cittadini per la dichiarazione dei redditi (e intanto fanno proselitismo): in teoria sono cosa a parte rispetto ai sindacati, ma il legame รจ strettissimo.
La legge di Stabilitร 2011 ha tagliato i loro compensi. Cosรฌ piangono miseria, tanto piรน oggi con lโarrivo della dichiarazione precompilata, che toglierร loro clienti. Ma che presidino un business ricchissimo lo dimostra un fatto: per scardinare il loro monopolio รจ dovuta intervenire, il 30 marzo del 2006, la Corte di Giustizia Europea, che ha imposto al governo italiano di consentire la presentazione dei modelli 730 anche a commercialisti, esperti contabili e consulenti del lavoro.
AllโAgenzia delle Entrate dicono che su 19 milioni, 41 mila e 546 dichiarazioni 2014 quelle passate dai Caf sono piรน di 17,6 milioni (il 92,6 per cento). Siccome i centri di assistenza incassano dallo Stato 14 euro per ogni dichiarazione (e 26 per i 730 presentati in forma congiunta dai coniugi) e il 45 per cento del settore รจ appannaggio dei sindacati รจ facile calcolare il loro giro dโaffari: se anche le dichiarazioni che compilano e presentano fossero tutte singole (e cosรฌ non รจ) si arriverebbe a piรน di 111 milioni. In questo caso, i dati ufficiali del ministero dellโEconomia non si discostano troppo dalle stime: dicono che nel 2014 il Caf della Cgil ha incassato 42,3 milioni di euro (oltre ai contributi volontari della clientela), quello della Cisl 38,6 milioni e quello della Uil 15,5 milioni. Ai quali vanno sommati i 20,5 milioni che lโInps ha versato nellโultimo anno ai Caf confederali per i modelli 730 dei pensionati. E gli ulteriori 33,9 milioni sborsati sempre dallโistituto presieduto dal professor Tito Boeri a favore dei Caf confederali per la gestione di servizi in convenzione (dalle pratiche relative agli assegni di invaliditร civile a quelle dellโIsee, lโindicatore per lโaccesso alle diverse prestazioni assistenziali).
SOLO DALLโINPS 423 MILIONI
Poi ci sono i patronati, che forniscono gratuitamente servizi di assistenza a lavoratori e pensionati per prestazioni di sicurezza sociale e vengono poi rimborsati dagli istituti di previdenza. Secondo la โNota sul finanziamento diretto e indiretto del sindacatoโ, messa a punto da Giuliano Amato su incarico dellโallora premier Mario Monti, solo nel 2012 lโInps ha versato loro 423,2 milioni di euro (quattrini esentasse, per giunta, in base a una logica imperscrutabile).
Secondo quanto risulta a โlโEspressoโ, a fare la parte del leone sono stati Inca-Cgil (85,3 milioni di euro), Inas-Cisl (65,5 milioni) e Ital-Uil (31,2 milioni). ยซSembra evidente che il funzionamento dei patronati non comporti un finanziamento pubblico, sia pur indiretto, delle associazioni o organizzazioni promotrici (i sindacati, ndr)ยป, ha scritto Amato nella sua relazione. Poi perรฒ lo stesso Dottor Sottile si รจ sentito in dovere di aggiungere una postilla: ยซCโรจ per la veritร unโunica disposizione (non legislativa, ma statutaria) che puรฒ essere letta in questa chiave e cioรจ quella secondo cui, nel caso di scioglimento dellโente (il patronato, ndr), รจ prevista la devoluzione dellโintero patrimonio di questโultimo in favore dellโorganizzazione promotrice. Al di la di ciรฒโฆยป. Ma come sarebbe a dire โal di la di ciรฒโ?