Sapete chi finanzia le mega-navi delle Ong? La peggio feccia della finanza mondiale, a partire da Soros. Ecco tutti i nomi
Da Soros al tifoso di Hillary Clinton, ecco dove prendono i soldi e come li spendono le Ong che portano migranti in Italia
di Giuseppe De Lorenzo per Il Giornale
Le Ong di nuovo nellโocchio del ciclone. Dopo le accuse di Frontex, le indagini di tre procuree il sospetto di โaffari sporchiโ, ieri anche Matteo Renzi ha accusato le organizzazioni umanitarie di โnon rispettare le regoleโ.
ร vero? Chissร . Di certo ci sono molti lati oscuri su cui รจ doveroso fare un poโ di luce.
Medici Senza Frontiere
Partiamo dalle associazioni piรน grandi. In cima alla lista va messa ovviamente Medici Senza Frontiere, che nel 2016 poteva contare su tre navi: la Dignity I, la Bourbon Argos e Aquarius. Oggi รจ rimasta attiva solo la Aquarius, a cui perรฒ รจ stato affiancato il nuovo acquisto โPrudenceโ, unโimbarcazione commerciale da 75 metri e 1000 posti a bordo. Un gigante del salvataggio.
Niente da ridire sulle attivitร che Msf porta avanti nel mondo. Anzi. Fa perรฒ sorridere il fatto che tra i suoi fondatori compaia Bernard Kouchner, medico francese che ha visto piรน palazzi della politica che sale operatorie. Dal 2007 al 2010 infatti รจ stato ministro degli Affari Esteri da Nicolas Sarkozy, ovvero di quel governo che nel 2011 ha bombardato Muhammad Gheddafi e trasformato la Libia nel porto senza regole da cui oggi partono i barconi carichi di immigrati.
E cosรฌ, in qualche modo, persone collegate a Msf erano di casa in istituzioni che sono state la causa della crisi migratoria. Oggi lโassociazione per salvare stranieri dalle bagnarole sostiene spese ingenti, ma i fondi non sembrano essere un problema. Nel 2016 ha raccolto 38 milioni di euro grazie al contributo di 319.496 donatori, 9,7 milioni di euro dal 5ร1000 (di cui 1,5 andati per la nave Bourbon Argos) e 3,3 milioni da aziende e fondazioni. Tra queste chi appare? La Open Society Foundation di George Soros, il magnate ungherese col vizio del buonismo e delle frontiere aperte. Peraltro, la Open Society e Msf sono soliti scambiarsi collaboratori come se facessero le cose in famiglia. Un esempio? Marine Buissonniรจre, per 12 anni dipendente Msf, poi direttrice del programma per la Sanitร pubblica di Soros e ora di nuovo consulente per le migrazioni della Ong.
Save The Children
Guarda caso, Soros ha finanziato (anche se per altre iniziative) pure unโaltra organizzazione attivissima nel recupero clandestini: Save The Children. La nota associazione internazionale ha nel suo parco navi la Vos Hestia, unโimbarcazione da 62metri, che batte bandiera italiana e si avvale di due gommoni di salvataggio. I soldi? No problem: nel 2015 a bilancio sono segnati 80,4 milioni di euro di incassi.
Proactiva Open Arms
Un anno fa a gestire il famoso peschereccio Golfo Azzurro, โbeccatoโ dai radar a raccogliere stranieri vicino alle coste libiche, ci pensava lโolandese Life Boat Refugee Foundation. Da inizio 2017 la fondazione non organizza piรน salvataggi in mare, ma la Golfo Azzurro continua la sua opera al servizio della Ong spagnola Proactiva Open Arms, che una volta usava il vascello di lusso Astral donato dal milionario italiano Livio Lo Monaco. Per le loro navi gli spagnoli spendono 1,4 milioni di euro, di cui il 95% usati per le azioni di salvataggio (700mila euro al largo della Libia e 700mila euro a Lesbo) e il restante 5% in strutture, comunicazione e via dicendo. Lโincasso perรฒ รจ piรน alto, con una raccolta fondi che supera i 2,1 milioni di euro. Secondo il direttore Oscar Camps, la Golfo Azzurro puรฒ ospitare 400 persone a bordo e un giorno di navigazione costa โsoloโ 5mila euro.
SOS Mediterranรฉe
Spende invece almeno il doppio la Ong italo-franco-tedesca Sos Mediterranรฉe, fondata dallโex ammiraglio Klaus Vogel. Per sostenere 24 ore di mare, alla Acquarius servono circa 11mila euro. E se desiderate fare una donazione sappiate che con 30 euro si riesce a mettere in mare per unโoretta solo la lancia di salvataggio. Tra i soci fondatori compare il Cospe, una Onlus italiana dedita allโimmigrazione e che (oltre a fondi pubblici) ha ricevuto 46mila euro dalla solita Open Society di Soros.
Sea Watch Foundation
Il mistero dei costi si infittisce osservando le attivitร della Sea Watch Foundation. Nel 2014 Harald Hรถppner investe con un socio 60.000โฌ nellโacquisto di un vecchio peschereccio olandese. Oggi vanta attrezzature di tutto rispetto: oltre alle due unitร navali (una battente bandiera olandese e lโaltra neozelandese), a breve dovrebbe essere operativo il โSea Watch Airโ, un aereo col compito di pattugliare dallโalto il Mediterraneo. Da dove vengono i soldi? Non รจ dato sapere.
Life Boat
Sia Sea Watch che la sorella Life Boat condividono una curiositร interessante. Tra i loro partner spicca la Fc St. Pauli, una societร sportiva di Amburgo piรน famosa per sposare cause buoniste che per meriti calcistici. Per dirne una, รจ stata la prima squadra a vietare lโingresso allo stadio ai tifosi di destra. Altro che accoglienza. La base operativa sarebbe a Malta, ma lโequipaggio della Minden sembra preferire i porti italiani per โscaricareโ i migranti. Solitamente effettuano missioni da 10 giorni per 24 ore di navigazione e il costo giornaliero del carburante ruota attorno ai 25 euro. Sulla piattaforma betterplace.org sono riusciti a raccogliere 6mila euro per radar e comunicazioni satellitari, 7.500 euro per comprare un gommone di salvataggio e 12 mila euro per il combustibile. Troppi pochi per gestire cosรฌ tante missioni. Gli altri da dove arrivano? Lecito chiederselo, visto che a breve dovrร comprare una barca tutta sua e per ora i generosi sostenitori hanno versato solo 1.800 euro.
Sea-Eye e Jugend Rettet
Allโappello delle cinque Ong tedesche mancano la Sea-Eye e la Jugend Rettet. La prima รจ stata fondata nel 2015 da Michael Buschheuer, conta circa 200 volontari e sul sito รจ scritto che gli bastano 1.000 euro per pagare unโintera giornata alla ricerca di clandestini. Si avvale dei pescherecci Sea-Eye e Sea Fox. La seconda invece รจ formata da un gruppo di ragazzi che per 100mila euro ha comprato il peschereccio Iuventa. Ogni missione in mare costa circa 40 mila euro al mese e viene finanziata con donazioni private. La loro raccolta fondi funziona molto bene, visto che da ottobre 2016 ad oggi hanno racimolato 166.232 euro.
Moas
Il caso piรน curioso รจ perรฒ quello della Migrant Offshore Aid Station, associazione maltese con due imbarcazioni (Phoenix e Topaz responder), diversi gommoni Rhib e alcuni droni. Moas รจ stata fondata nel 2013 da due imprenditori italo-americani, Christopher e Regina Catambrone, diventati milionari grazie alla Tangiers Group, agenzia assicurativa specializzata in โassistenza nelle emergenze e servizi di intelligenceโ. Tra i vari (e ricchi) partner, ha ricevuto 500mila euro da Avaaz.org, cioรจ la societร riconducibile a Moveon.org, che a sua volta fa capo allโonnipresente George Soros. Non รจ tutto. Perchรฉ Christopher appare tra i finanziatori (416mila dollari) di Hillary Clinton durante lโultima deludente campagna elettorale e negli anni si รจ contornato di personaggi a dir poco particolari. Nel circolo di amici appare tal Robert Young Pelton, proprietario di unโazienda (Dpx) che produce coltelli da guerra. Esatto: armi bianche giร testate in zone di conflitto come Afghanistam Somalia, Iraq e Birmania. Non basta? Fino a giugno 2016 il direttore era Martin Xuereb, in passato Capo della Difesa dellโEsercito maltese. Infine, una seggiola del Consiglio di Moas รจ riservata a Ian Ruggier, ex ufficiale maltese famoso per aver represso con la violenza le proteste dei migranti ospitati sullโisola. Strano, no? Professano accoglienza e poi usano il pugno duro. Oltre ad avere alcuni lati oscuri, pare che lo Ong pecchino anche di coerenza.